Oggi vi parleremo di una FIAT che non è mai arrivata in Italia, ma che a ben guardare è un’evoluzione della storica Punto. Andiamo a scoprirla.
Il periodo attuale è molto delicato per il brand FIAT, che non è certo invischiata in una situazione semplice all’interno di un gruppo Stellantis in grave crisi, con la quasi totalità dei suoi marchi. L’idea di uniformare i modelli, le tecnologie e le piattaforme non ha pagato, e sono ben lontani i tempi in cui le auto della casa di Torino avevano un’anima ben precisa. Nella giornata odierna, vogliamo parlarvi di un modello che si ispirava alla storica Punto, ma che non è mai arrivata sul nostro mercato.
Come molti di voi sapranno, la FIAT non ha un mercato importante solo nell’Italia e nell’Europa, ma anche in America Latina al giorno d’oggi, ed in passato, anche in Asia ed Africa. Per questi mercati emergenti, nel 1996, venne lanciata la Palio, una berlina che è stata prodotta sino al 2017, ed è la seconda serie, nata nel 2011, che traeva origine dalle forme della Punto. Dopo l’uscita di scena, è stata rimpiazzata sul mercato dalla Argo, ma oggi vogliamo concentrarci sulla seconda serie dell’auto sopracitata.
Alla fine del 2011, la FIAT tolse i veli alla seconda generazione, del tutto rinnovata, della Palio, sviluppata sulla piattaforma Economy, dotata di passo lungo e che venne disegnata dal Centro Stile di Torino, per poi essere ingegnerizzata in Brasile. Il pianale di base è nuovo, e venne adottato un nuovo schema meccanico. Il design generale ricordava e non poco la Punto, mentre come motori furono usati i Fire EVO ed E.Torq. Si poteva scegliere tra carrozzerie a 5 e 3 porte, senza la variante station wagon. La Punto Evo fu dunque il punto di riferimento, a livello stilistico, di questa vettura.
Per quanto riguarda i motori, venne rinnovato l’1.0 Fire Evo Flex quattro cilindri 8 valvole da 75 cavalli a benzina, ma per il mercato latino americano si poteva sfruttare anche il più pulito etanolo, che portava a 77 cavalli la potenza. C’era anche l’1.0 e l’1.4 Fire Evo Flex da 87 o da 90 cavalli, con il più potente 1.6 E.Torq Flex 16 valvole da 119 cavalli. Il cambio era manuale a 5 rapporti con opzione per il robotizzato Dualogic a 6 rapporti. Il modello in questione ottenne un buon successo, e la casa di Torino, ancora oggi, in Sudamerica è un riferimento assoluto.
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